Con il bollino Italcheck made in Italy garantito

Quanto ci costa l’italian sounding, ovvero la commercializzazione di prodotti che portano nomi di marchi che suonano italiani ma che italiani non sono? Prodotti che vengono venduti utilizzando in maniera impropria parole, immagini, marchi e ricette che richiamano l’Italia? Tanto. Troppo. Secondo le ultime stime firmate da Coldiretti Mantova, una sessantina di miliardi di euro l’anno sottratti all’export dall’agroalimentare nostrano. C’è di tutto dentro il bizzarro e un po’ sconfortante calderone dei prodotti esteri spacciati per italiani grazie all’aiuto di nomi fantasiosi dal sapore mediterraneo, etichette tricolori, intermediari e commercianti conniventi. Se ne sono calcolate anche le ricadute in termini occupazionali: se riuscissimo a vendere prodotti realmente made in Italy al posto del parmesao brasiliano, l’Asiago statunitense, il San Daniele canadese e il salame Milano ancora carioca guadagneremmo 300mila posti.Il tema non riguarda ovviamente solo il comparto del cibo ma anche le altre eccellenze nostrane: dalla pelletteria al design, dalla moda all’artigianato di qualità. Come fare a bloccare il fenomeno? La startup Italcheck ha messo a punto un sistema per tutelare e valorizzare i prodotti (davvero) ben fatti in Italia dando la possibilità all’acquirente di verificarne l’autenticità. Tracciandone inoltre produzione e provenienza.Funziona in maniera molto semplice. Italcheck accredita i prodotti sfornati da un’azienda italiana a seguito di un audit indipendente, realizzato da Agroqualità – società di certificazione specializzata nel settore agroalimentare, controllata dal Rina Services e dal sistema Sistema camerale italiano – direttamente nello stabilimento o nel luogo di produzione. Una volta passato il vaglio, l’impresa può corredare i suoi prodotti certificati con il bollino Italcheck, da sfruttare in decine di modi diversi dalla pubblicità agli adesivi per la frutta, e viene inserita nel database della piattaforma, dove può essere pescata e controllata.L’idea non si ferma qui. Il bollino può infatti essere interattivo: codice QR, RFID o tag NFC poco importa. Col proprio smartphone o tablet, nel momento stesso in cui sta facendo la spesa (anche in Italia, toccata quanto e più dell’estero da frodi di questo genere) l’acquirente può così scansionare il tag e ricevere il verdetto nel caso abbia un dubbio: made in Italy o no. Seguono le informazioni sul prodotto, il profilo

Marco Masselli, fondatore di Italcheck

dell’azienda (con cui ci si può mettere in contatto) e l’origine, fino al lotto di produzione. Un’etichetta online, più completa e rassicurante disponibile in dieci lingue, dall’italiano all’inglese passando per russo e arabo. Per evitare di farsi imbrogliare. Il torinese Marco Masselli, fondatore di Italcheck, dice che l’idea gli è venuta nel 2011 tornando da un viaggio in Asia, stimolato dai dubbi di un amico di Hong Kong, messo in crisi dal falso internazionale e, appunto, dalle spietate pratiche truffaldine: “Italcheck è nato due anni fa per dare supporto a tutte quelle aziende che esportano i loro prodotti all’estero e vogliono tutelare il loro lavoro, offrendo ai consumatori la possibilità di scegliere l’autentico made in Italy”, racconta Masselli a Repubblica.it, “la contraffazione e l’italian sounding rappresentano gravi ostacoli all’espansione delle nostre imprese sul mercato italiano e mondiale. Sottraggono al Pil italiano milioni di euro ogni anno intaccando un importante patrimonio sul quale investire per guardare al futuro. In un sistema economico globalizzato telefonia, smartphone e web rappresentano un canale di vendita e riconoscibilità molto importante e per questo Italcheck si muove su una piattaforma completamente digitale per essere immediatamente fruibile e offrire uno strumento immediato e gratuito per il consumatore. Parallelamente al sistema è partita un’attività di consulenza, tutela, valorizzazione, promozione e sviluppo commerciale all’estero delle aziende che hanno scelto Italcheck con presenza a fiere, eventi, presentazioni e temporary showroom”. (fonte: la Repubblica)

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>