Un whisky italiano prodotto sulle nostre Alpi

distillerie-puni_03Anche l’Italia è terra di produzione di whisky. Nel cuore del parco nazionale dello Stelvio, in alta Val Venosta a Glorenza (Bolzano), la famiglia Ebensperger, dei veri cultori dell’acquavite scozzese, ha costruito la distilleria Puni, un edificio moderno che richiama al contempo un fienile per produrre spirits anche tra le Alpi e le vette dell’Ortler. «Proprio lì, nelle Highlands dell’Italia si sono create le migliori condizioni per la produzione di un whisky di classe superiore», ha sottolineato Julia Pedross, voce narrante e brand ambassador della Puni agli appassionati degustatori, mastri distillatori e barman che hanno affollato la sesta edizione di Spirit of Scotland – Rome Whisky Festival.

puni_03_3bc5da77e5Il primo whisky italiano si caratterizza per l’uso di grano e segale locali, solo cereali freschi. Già nel Medioevo la Val Venosta, dove scorre il Puni, era conosciuta come il «granaio del Tirolo» e il nome della distilleria fa un riferimento alla regione di produzione, proprio come i nomi gaelici delle distillerie scozzesi.

 

puni2 La bottiglia col collo in lacca, già premiata per il design, richiama l’alambicco di una casa col tetto in erba, ma il nero vuole evocare il Pinot Nero, e quindi una produzione 100% Alto Adige. La produzione italiana ha arricchito la geografia del Rome Whisky Festival che ai mitici torbati delle distillerie scozzesi di Islay e delle Islands ha affiancato i whisky giapponesi, oggi i più ambiti tra gli appassionati, i bourbon made in Usa, una distilleria del Galles e persino una nella lontana Taiwan.(fonte. Ansa)

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